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Waking up before dawn (2008)

Apparently Robert Wyatt is rather fond of this Italian outfit who, suitably enough,
have a real aura of ‘Canterbury scene’ about them – recalling, to this listeners ears
at least, Caravan’s If I Could Do It All Over Again, I'd Do It All Over You, with a healthy
dose of Tortoise-esque post-rock. Given that Italy is home to some tremendous
prog-rock type outfits (who understand prog in the noughties is about a good deal
more than convoluted time signatures) this is perhaps not a huge surprise, but what
is unexpected is the almost Nick Drake like beauty of some of the songs on offer
here.
Ray Harper (link)

(Ray Harper / Total Music Magazine)


Per quanto possano essere diversificati, se si guarda con un minimo di prospettiva
si possono trovare le tracce che accomunano i nostri ascolti nel corso degli anni.
Per gli Eveline (recuperate il loro esordio di qualche anno fa, un po' acerbo ma con
gemme di valore) questo significa le linee di un rock'n'roll 'conservatore', la
sobrietà/austerità anche ostentata della prima wave e una scrittura squisitamente
pop. Parole (anglofone) tendenti a un certo rustico surrealismo (d.m., l'autore e
ugola, viene dalla campagna ed è inurbato nel paesone bolognese, e si sente) e
suoni che potrei definire solo come (quasi) mai troppi mai pochi: grande sintesi e
ricercatezza nel diffuso pop un po' a la Wyatt un po' anche No(twist). A volte (bt90)
sale un po' la chitarra con un riff quasi Alice in Chains e il tutto si fa 90's con un giubilo
di noi orfani di quell'ultima proficua stagione. E' nei toni soffusi che però regalano le
emozioni meglio sbozzate, con punte di cesello (The Cowboy Winter Prayer,
The Head and the River). Melodie, ritmi arguti anche, a tratti (in un pezzo, s/t, mi è
passato per la mente il Tricky astratto di Nearly God), grande lavoro sulle voci. L'effetto
è quel naturale che trasuda ore e ore di sbattimento. Lunghe sessioni che probabilmente
finiscono poco prima dell'alba, come recita il battesimo dell'album. Come al solito se
ne accorgono fuori dal nostro grande paese, di queste chicche. Noi pensiamo ad altro,
come sempre. Complimenti (anche al vecchio che troneggia sulla copertina del promo,
eccezionale).
Fabio Donalisio

(Fabio Donalisio / Blow Up Magazine)


With the majestic 'Happy Birthday, Eveline!' album (Shyrec Italy - 2005)
re-released on Sopot Germany (Oct 2007) Eveline have gone through something
of a re-awakening with the release of their first 'new' album in 3 years.
The praise heaped on 'Happy Birthday' by the Italian and German press inspired
the Bolognese band to seek an audience for their 'English' music in it's own back
yard and what an inspired decision by Sonic Vista to support what is truly one of
the most remarkable releases so far this year.
Evoking the 70's Canterbury sound (there was always an element of indie jazz to
Hatfield and The North, National Health, Matching Mole and Caravan not to mention
Robert Wyatt and Soft Machine).
There is still that continental flavour to some of the tracks, 'Why want u' and 's/t' 2
good examples. An eclectic collection of subtle and intricate songs held together by a
vocal sound reminiscent of Bernardo Lanzetti (PFM) and Peter Gabriel.
Eveline have a 'style/image/aura' which conjures up freeform thinking, experimentation
and intelligence. It's a complex blend of post rock, jazz rock, indie and electronica which
has the effect of one of those nice deep dreams interrupted by fits of lucidity which tend
to serve as a re-assuring confirmation that there are still pleasures ahead.
Pete Loxham (link)

(Pete Loxham / Strummerlive)


 

Gli italiani sono un popolo di esterofili.
Siamo sempre pronti ad accogliere a braccia aperte i nuovi messia del mondo musicale quando vengono da Oltralpe, mentre invece spesso i fenomeni li abbiamo qui a casa nostra. Prendete gli eveline, autori di un debutto ben accolto dalla critica nostrana, che ha ricevuto un certo successo commerciale all'estero. Ritornano dopo tre anni con un seguito che continua il cammino musicale intrapreso tra fascinazioni post e dissonanze indie, una rete di trame sottili, ritmi di un mondo sotterraneo alimentato da toni crepuscolari ("Dreams of winter") e delicate intuizioni sporcate di pop ( "The cowboy winter prayer" ). Un tripudio di emozioni trattenute.
Alessandro Bonetti

(Alessandro Bonetti / Rockerilla)



Chiamarlo indie rock non si può. Non quando i riferimenti sono palesemente attinenti al rock classico
nelle sue forme più epiche e codificate che si ricordino. Non tragga in inganno il (basso) livello della
voce nel mixer perché il nuovo, secondo, lavoro dei bolognesi Eveline ha i connotati giusti per piacere
anche a chi mastica il rock da più di trent’anni. Si ascolti la cura negli arrangiamenti delle canzoni; la
melodia di “The Cowboy Winter Prayer”, un piccolo gioiello di pop romantico; oppure la linea di pianoforte
su “The Head And The River”, che ricorda la nobile malinconia del Canterbury rock. Non c’è una sola canzone su “Waking Up Before Dawn” che non si faccia ricordare già dal primo ascolto: di questi tempi, un piccolo miracolo.
Roberto Mandolini (link)

(Roberto Mandolini / Losingtoday)


Si inizia come in un miraggio Zeppelin imbastito da un banditore cibernetico (Dead Railway Stomp)
e si finisce per palpeggiare un frugale vello Mùm asperso d’incenso byrdsiano (Apples from the electric tree).
Nel mezzo ipotesi folk da Red House Painters spalmati su certe gracili stravisioni O’ Rourke
( The big M. is tryin’to take us down), imprendibili tribalismi Gabriel con tentazioni Deus (S/T), ninne nanne
da carillon sotto un cielo incantato Sparklehorse (The cowboy winter prayer), caligini blues in direzione Portishead (Why want u), soffuse trepidazioni tra Canterbury e Radar Bros (The head and the river) e soprattutto un Bt90
che caracolla ingrugnita prima di spampanarsi con languore jazzy d’un Vincent Gallo. Gli Eveline escono per
l’inglese Sonic Vista ma sono un quartetto di Bologna attivo dal 2000, già un album alle spalle (Happy birthday, eveline!!! - Shyrec 2005) nel quale l’estro si palesava anche più sbrigliato, ma si sa che l’età porta consiglio
e una certa normalizzazione non significa certo perderci in intensità, anzi. C’è semmai un leggero senso di accademia, come se questi nove pezzi non fossero che ipotesi di lavoro. Il che non li renderebbe meno
affascinanti, semmai bisognosi di quel po’ di urgenza in più. Comunque, bravi.
Stefano Solventi (link)

(Stefano Solventi / SentireAscoltare)



 

Grazie. Inizio con un ringraziamento perché sono pressoché certa che l’album dei bolognesi Eveline, collettivo formato da elementi con un nutrito trascorso nell’underground italiano, sia davvero uno di quelli che può fare la differenza all’interno della scena indie italiana.
In Waking before dawn ce n’è davvero per tutti i gusti: un pizzico di elettronica, una giusta dose di rock, quanto basta di atmosfere un po’ retrò, il tutto condito con una voce accattivante e ipnotica, sempre un po’ sottotono, quasi sussurrata, che non esplode mai in una potenza che possiamo solo immaginare.
Ci sarebbe qualcosa da dire per ogni brano, ognuno nel suo piccolo un gioiellino: cominciamo da The cowboy winter prayer che, come suggerisce il titolo, sembra quasi una dolce invocazione che nasce sulle note del synth. C’è qui un po’ di quella impalpabile bellezza presente nei lenti degli Smashing Pumpkins di Mellon Collie and the Infinite Sadness.
Come non citare poi The head and the river, a mio avviso una delle più belle, che si presenta come un brano piano e voce molto d’atmosfera, ma che verso la fine cambia completamente volto, stravolto dall’entrata di una chitarra rock un po’ distorta, che mai ci saremmo sognati di accostare a una melodia del genere. Se ci aggiungiamo un cantato un po’ Bowie anni ’70, suadente e toccante, il gioco è fatto.
Abbandoniamo le atmosfere più dark ed elettroniche di brani come Why want u (altra perla), e lasciamoci rapire dal ritmo dei tamburi che scandiscono il tempo di s/t, quasi una danza africana; oppure tuffiamoci nel rock un po’ grunge di bt 90, con una voce effettata all’inizio e alla fine che ricorda i messaggi urlati con i megafoni agli angoli delle strade. E se dopo questo viaggio nei generi più disparati vi sentite stanchi, fatevi cullare dalla piacevole melodia di Apples from the electric tree, brano strumentale che chiude l’album.
Per l’ascoltatore avido di buona musica, nove canzoni sono poche, ma sufficienti per far apprezzare la poliedricità di una band virtuosa e matura, in grado di mescolare le influenze passate senza creare dissonanze o confusione di suoni.
In questi momenti ci si sente fieri della musica italiana, che dimostra con gli Eveline di non avere nulla da invidiare ai lavori più sperimentali provenienti soprattutto dal nord Europa.
Simona Fusetta (link)

(Simona Fusetta / Rock Shock)

 


 

Happy birthday, Eveline!!! (2005 /2007)


" ...If one day, we were to send a disc to aliens, like in a Wim Wenders episode - to represent
a rock, post-rock, crooked post-pop with a touch of electro-ambient and oblique jazz - we
could send "Happy birthday, Eveline!!!" album from the new-coming Bologneis band: Eveline...
"
...."they're refined, eclectic, sperimental in their classicism which deterges and wets the soul.."

(D. Mungo / RUMORE magazine) [TR]

 

"...the strong-hold of this first album of the "Eveline" is definitely the great ability of going
through various musical styles and expressions....they easily mix indie-rock and post-rock,
brit-sound and electronic influences, making you desire a long and inspired listening, above
all when the band takes its most experimental approach...
"

(E. Frassetto / Rockerilla mag.) [TR]

 

"...A rare and precious album, a beautiful steinbeckian pearl of a record with a subtle gentle
quality that demands investigation. Eveline come across like the innovators that were 'Guided
By Voices' before they decided to become lemming-like rock stars.
"

(K.Foster/Strummer Magazine)

 

"...Sie spielen mit verschiedenen Identitäten, immer wieder schlägt ihr schräger Humor durch."
(D.Wiene/Die Zeit)

 

"...from the first Soft Machine of the 70's, to prog-jazz of some sthings from Gong, but there
is also King Crimson "Lizard" and finally, clues of Radiohead and Blonde Redhead.....their
album is exellent, played with competence and technical skill,the songs are wisely arranged
melodically malinconic....."

(A. Bacciocchi / Radiocoop) [TR]


links to some reviews..

Die Zeit (or click here for english translation)
Strummer Magazine
De:Bug (or click here for english translation)
Rote Raupe (or click here for english translation)
Laut.de (or click here for english translation)
Rockit.it
Mescalina.it
KDKobain.it
GiardiniSonori.it
OndaRock.it
Jazzer.it
FlashMusica.it
SentireAscoltare.it
Next newsic
UmbertoPalazzo

 

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